Biodegradabile e compostabile non vogliono dire la stessa cosa. Un materiale biodegradabile può essere decomposto dai microrganismi, ma la norma non fissa né i tempi né le condizioni. Un materiale compostabile si biodegrada in tempi e condizioni definiti dalla norma UNI EN 13432 e va nella raccolta dell’umido. In pratica, tutti i materiali compostabili sono biodegradabili, mentre non tutti i biodegradabili sono compostabili. Per un gadget personalizzato la differenza cambia tre cose: il materiale da scegliere, le istruzioni di smaltimento da dare a chi lo riceve e le diciture che si possono stampare accanto al logo.
In breve
- Biodegradabile: decomposizione a opera di microrganismi, senza tempi e condizioni garantiti.
- Compostabile: biodegradazione di almeno il 90% in 6 mesi e disintegrazione in 3 mesi, secondo la UNI EN 13432.
- Smaltimento: un articolo compostabile certificato va nell’umido, mentre un articolo solo biodegradabile va nell’indifferenziato.
- Claim: dal 27 settembre 2026 nell’UE non si possono più usare diciture ambientali generiche e non dimostrate.
- Scelta: articoli compostabili per gli eventi con cibo, articoli durevoli e riutilizzabili per gli omaggi aziendali.
Indice
- Biodegradabile e compostabile: le definizioni
- I requisiti della norma UNI EN 13432
- Le differenze in una tabella
- Materiali dei gadget: caratteristiche e destinazione
- Dove si buttano: le indicazioni corrette
- Etichette e claim ambientali dal 2026
- Come scegliere in base all’uso
- Gadget sostenibili personalizzati su Articolipromozionali.eu
- Il nostro punto di vista
- Domande frequenti
- Fonti
Biodegradabile e compostabile: le definizioni
Le due parole descrivono lo stesso processo naturale, ma ne garantiscono parti diverse.
Biodegradabile
Secondo il Consorzio Italiano Compostatori, la biodegradabilità è la capacità di un manufatto di decomporsi in anidride carbonica e acqua grazie ai microrganismi. In questa definizione mancano due dati:
- in quanto tempo avviene la decomposizione;
- in quale ambiente avviene: terreno, acqua, impianto o compostiera domestica.
Quasi tutti i materiali, se si aspetta abbastanza, finiscono per biodegradarsi. Per questo la parola da sola dice poco sul destino del gadget dopo l’uso.
Compostabile
La compostabilità è la capacità di biodegradarsi in condizioni ben definite di tempo, temperatura e presenza di ossigeno, condizioni che solo il processo di compostaggio garantisce. Il risultato è il compost, un ammendante per i terreni agricoli.
Il rapporto tra le due definizioni
- Ogni materiale compostabile è anche biodegradabile.
- Un materiale biodegradabile non è per forza compostabile.
- La certificazione di compostabilità indica dove buttare l’oggetto. La sola dicitura “biodegradabile” non lo indica.
I requisiti della norma UNI EN 13432
In Europa la compostabilità si misura con la norma UNI EN 13432:2002. L’ente italiano di normazione UNI ne riassume così i requisiti principali:
- Biodegradazione: almeno il 90% del materiale si trasforma in anidride carbonica entro 6 mesi.
- Disintegrazione: entro 3 mesi il materiale si riduce in frammenti più piccoli di 2 mm.
- Nessun effetto negativo sul processo di compostaggio.
- Limiti chimici: soglie per metalli pesanti, pH e contenuto salino, per non danneggiare la qualità del compost.
La norma riguarda il compostaggio industriale, cioè gli impianti in cui arriva la raccolta dell’umido. Per il compostaggio domestico e per altri ambienti esistono test diversi. Un articolo certificato UNI EN 13432 non va quindi lasciato nell’ambiente né dato per adatto a ogni compostiera da giardino.
Marchi di certificazione
La norma fissa i requisiti. I marchi di certificazione rilasciati da enti terzi ne attestano il rispetto. Un esempio è il marchio OK compost: secondo TÜV AUSTRIA Italia, garantisce che il prodotto soddisfa la UNI EN 13432 dopo analisi di laboratorio. Prima di stampare un messaggio ambientale su un gadget conviene controllare:
- il riferimento esplicito alla norma UNI EN 13432;
- il marchio dell’ente certificatore e il numero di certificato;
- la parte certificata: tutto l’articolo o solo l’imballo.
Sacchetti e shopper: la dicitura di legge
Per i sacchi monouso l’Italia ha previsto anche un testo obbligatorio. Il Decreto 18 marzo 2013 in Gazzetta Ufficiale richiede la dicitura «Sacco biodegradabile e compostabile conforme alla norma UNI EN 13432:2002. Sacco utilizzabile per la raccolta dei rifiuti organici». È un riferimento utile per chi ordina sacchetti personalizzati da distribuire in negozio o in fiera.
Le differenze in una tabella
| Criterio | Biodegradabile | Compostabile (UNI EN 13432) |
|---|---|---|
| Definizione | Decomposizione a opera di microrganismi | Biodegradazione in condizioni controllate di compostaggio |
| Tempi | Non definiti | Almeno il 90% in 6 mesi, frammenti sotto i 2 mm in 3 mesi |
| Ambiente | Non specificato | Impianto di compostaggio industriale |
| Prodotto finale | Acqua, CO₂, biomassa | Compost utilizzabile in agricoltura |
| Controlli chimici | Non previsti dalla sola dicitura | Limiti per metalli pesanti, pH, sali |
| Raccolta differenziata | Indifferenziato, se manca la certificazione di compostabilità | Umido, secondo le regole del Comune |
| Dicitura sul gadget | Va specificata e dimostrata | Norma e marchio di certificazione |
Materiali dei gadget: caratteristiche e destinazione
Il nome del materiale non basta: conta la certificazione del singolo articolo. Ecco come leggere i materiali più comuni negli articoli promozionali.
Bioplastiche compostabili
Secondo il Consorzio Italiano Compostatori, PBAT, PBS, PLA, PHA, PHB e le plastiche a base di amido possono andare nell’umido se certificati compostabili secondo la UNI EN 13432. Si usano soprattutto per:
- bicchieri, posate e stoviglie per eventi e catering;
- sacchetti e shopper monouso;
- capsule, vaschette, pellicole e retine.
Il PLA, ricavato da fonti vegetali come mais e canna da zucchero, è adatto alle bevande fredde e ai cibi a temperatura ambiente. Per caffè e piatti caldi conviene chiedere al momento del preventivo il limite di temperatura della versione scelta.
Carta, cartone e fibre vegetali
Carta e cartone non trattati sono materiali biodegradabili molto usati per portapenne, quaderni, block notes e imballi. La destinazione cambia con le lavorazioni: una plastificazione o un rivestimento cambiano il modo di smaltirli. Per articoli in bambù o in legno vale la stessa regola: la certificazione di compostabilità va verificata sul singolo prodotto.

Materiali durevoli e riutilizzabili
Borracce, tazze, borse in tessuto, zaini, set di posate in PP e power bank non nascono per il compostaggio. Sono pensati per durare e restare nell’uso quotidiano a lungo. Per questi articoli il messaggio corretto riguarda il riutilizzo, non la compostabilità.
Materiali da non confondere
- Plastiche oxo-degradabili: si frammentano per via chimica, ma non sono compostabili.
- Plastiche tradizionali come il PET: vanno nella raccolta della plastica, non nell’umido.
- Articoli misti, ad esempio con parti metalliche o elettroniche: ogni componente segue la propria raccolta.
Dove si buttano: le indicazioni corrette
Il Ministero dell’Ambiente spiega che piatti e bicchieri in plastica biodegradabile o compostabile non vanno nella raccolta della plastica tradizionale, ma nell’umido, secondo le istruzioni del proprio Comune.
Il Tecnopolo del CNR di Bologna completa il quadro:
- compostabile: nell’umido, perché viene avviato agli impianti di compostaggio industriale;
- solo biodegradabile: nell’indifferenziato, non nell’umido e non nell’ambiente.
Le regole di dettaglio cambiano da Comune a Comune. Il Comune di Sassari, ad esempio, elenca tra gli imballaggi in bioplastica compostabile da conferire con l’organico sacchetti per frutta e verdura, buste per la spesa, capsule del caffè compostabili, posate, bicchieri e stoviglie.
Indicazioni pratiche per eventi e fiere
- Un contenitore per l’organico vicino al punto ristoro.
- Cartelli con l’indicazione “Stoviglie compostabili: umido”.
- Una dicitura stampata sul gadget o sull’imballo che indica dove buttarlo.
- Una verifica preliminare delle regole del Comune in cui si svolge l’evento.
Un’indicazione chiara sul gadget evita errori nella raccolta e mostra un’attenzione che resta associata al marchio.
Etichette e claim ambientali dal 2026
Per chi stampa un logo, la differenza tra biodegradabile e compostabile riguarda anche la comunicazione. La Direttiva (UE) 2024/825 sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde si applica dal 27 settembre 2026. Vieta le asserzioni ambientali generiche non dimostrate e i marchi di sostenibilità non basati su sistemi di certificazione.
Cosa significa per un gadget personalizzato:
- Diciture generiche come “eco” o “green”, se non sono sostenute da prove, vanno sostituite.
- Diciture specifiche come “Compostabile secondo UNI EN 13432” con il marchio dell’ente certificatore sono il formato corretto.
- Simboli inventati come foglioline o bollini creati per l’occasione non sostituiscono una certificazione.
- Ambito del claim: se è compostabile solo l’imballo, la dicitura deve riferirsi all’imballo.
Formule chiare per il gadget
| Situazione | Dicitura indicata |
|---|---|
| Articolo certificato UNI EN 13432 | “Compostabile UNI EN 13432: conferire nell’umido” + marchio |
| Articolo biodegradabile senza certificazione di compostabilità | Indicazione del materiale e della raccolta corretta |
| Articolo riutilizzabile | Materiale e indicazioni d’uso e lavaggio |
| Imballo compostabile, articolo durevole | “Imballo compostabile UNI EN 13432” |
Per la scelta dei messaggi più adatti al marchio è disponibile anche la guida ai gadget eco-sostenibili per il brand aziendale.
Come scegliere in base all’uso
La domanda corretta non è quale dei due materiali sia migliore. Conta la vita del gadget dopo la consegna.
Eventi, fiere, catering
- Uso: poche ore, spesso a contatto con cibo e bevande.
- Scelta: stoviglie, bicchieri e posate compostabili certificati, da buttare nell’umido insieme agli avanzi.
- Alternativa durevole: set di posate in bambù da portare via e riusare.
Eventi all’aperto e stabilimenti balneari
- Uso: protezione temporanea, distribuzione in grandi quantità.
- Scelta: il poncho biodegradabile personalizzato, con l’indicazione della raccolta corretta stampata sull’imballo.
Omaggi aziendali e welcome kit
- Uso: mesi o anni, visibilità quotidiana del logo.
- Scelta: articoli durevoli come borracce personalizzate, tazze, borse in tessuto, zaini.
- Messaggio: riutilizzo e materiale, senza claim di compostabilità.
Studi medici e dentistici
- Uso: sala d’attesa, omaggi ai pazienti, campagne di prevenzione.
- Scelta: penne, block notes in carta, borse, borracce.
- Messaggio: indicazione del materiale e della raccolta, coerente con l’immagine dello studio.
Agenzie di marketing
- Uso: campagne multi-cliente con requisiti di comunicazione verificabili.
- Scelta: articoli con certificazione documentata quando il claim ambientale è centrale nella campagna.
- Verifica: certificati da richiedere prima della stampa delle diciture.
Gadget sostenibili personalizzati su Articolipromozionali.eu
Il catalogo di Articolipromozionali.eu comprende oltre 18.000 articoli, con una sezione dedicata ai gadget personalizzabili sostenibili e una ai gadget aziendali ecologici. Personalizzazione con logo e colori aziendali, bozza grafica gratuita prima dell’ordine, prezzi chiari con sconti sulle grandi quantità, possibilità di richiedere campioni.

Categorie per gli usi descritti:
- Tazze e bicchieri
- Borse e sacche personalizzate
- Penne personalizzate con logo
- Zaini personalizzati e marsupi
Il nostro punto di vista
In oltre vent’anni di lavoro sugli articoli promozionali abbiamo visto la sostenibilità passare da tema di nicchia a richiesta frequente nei preventivi. Spesso la richiesta arriva con una sola parola: “biodegradabile”. Il nostro primo passo è capire come verrà usato il gadget.
Per un evento con catering proponiamo materiali compostabili, perché finiscono nell’umido con gli avanzi. Per un omaggio aziendale proponiamo articoli durevoli, perché un gadget usato ogni giorno lavora per il marchio a lungo. Per l’outdoor e la distribuzione in grandi quantità ci sono articoli come il poncho biodegradabile.
Con le nuove regole europee sui claim ambientali, la dicitura stampata accanto al logo conta quanto il materiale. Per questo la bozza grafica gratuita che inviamo prima di ogni ordine serve anche a controllare il testo: chiaro, specifico, coerente con l’articolo scelto. La nostra assistenza in italiano accompagna il cliente in questa scelta, dal catalogo alla consegna.
Gerry
Domande frequenti
Un gadget biodegradabile si può buttare nell’umido?
Solo se è anche certificato compostabile secondo la UNI EN 13432. Un articolo solo biodegradabile, senza questa certificazione, va nell’indifferenziato, come indica il CNR. In ogni caso valgono le regole del Comune in cui ci si trova.
Il PLA è un materiale compostabile?
Il PLA è una bioplastica di origine vegetale che può andare nell’umido quando l’articolo è certificato UNI EN 13432. La certificazione riguarda il compostaggio industriale, non la compostiera domestica. Per le bevande calde va controllato il limite di temperatura della versione scelta.
Che cosa deve riportare un sacchetto compostabile?
In Italia i sacchi monouso compostabili riportano la dicitura prevista dal Decreto 18 marzo 2013, con il riferimento alla UNI EN 13432:2002 e all’uso per la raccolta dei rifiuti organici. Accanto alla dicitura compare di solito il marchio dell’ente certificatore.
Si può stampare “eco” o “green” su un gadget?
Dal 27 settembre 2026 la Direttiva (UE) 2024/825 vieta le asserzioni ambientali generiche non dimostrate. La soluzione è una dicitura specifica e verificabile, ad esempio la norma di riferimento, il materiale o l’indicazione di riutilizzo. Il testo va controllato in fase di bozza grafica, prima della stampa.
Fonti
- Consorzio Italiano Compostatori: FAQ
- UNI: sacchetti compostabili e biodegradabili
- Gazzetta Ufficiale n. 73 del 27 marzo 2013
- TÜV AUSTRIA Italia: conformità ambientale
- Ministero dell’Ambiente: quale plastica si può differenziare
- Tecnopolo CNR Bologna: come smaltire le bioplastiche
- Comune di Sassari: bioplastica
- PuntoSicuro: FAQ sulla Direttiva 2024/825